Sally Rooney – Intermezzo

Un corridoio da attraversare

di Gabriella Dal Lago

Sally Rooney
Intermezzo
ed. orig. 2024, trad. dall’inglese di Norman Gobetti,
pp. 432, € 22,
Einaudi, Torino 2024

La buona pratica di aspettare che un libro si posi prima di essere recensito (e con posarsi s’intende: si stabilizzi nella sua forma, al riparo dai venti di bufera del marketing e della promozione) sembra diventare più che mai necessaria quando ci si approccia alla riflessione su un nuovo romanzo di Sally Rooney.

Intermezzo, per molti mesi, è stato tante cose: un’attesa, una shopper, una serie di cartelloni pubblicitari, una mole di contenuti prodotti sui social, un discorso. È possibile forse ora guardarlo per quello che è, cioè: un romanzo, il quarto, della scrittrice irlandese. Per quanto riguarda i punti di divergenza più vistosi rispetto alla sua produzione precedente (perché penso che un discorso complessivo sull’opera sia interessante, per un’autrice che è stata così prolifica in un lasso di tempo così ravvicinato), si potrebbe segnalare: è il romanzo più lungo dei quattro, e il primo con due personaggi principali, Peter e Ivan, che sono due uomini. Ad accomunarlo a ciò che è venuto prima, invece: la centralità dei personaggi sulla pagina, il modo in cui il testo si costruisca intorno a loro, alle loro azioni, ai loro pensieri, al loro sviluppo. È Rooney stessa ad attribuire questo peso specifico così importante allo studio dei personaggi nella sua pratica di scrittura, arrivando addirittura a sostenere in alcune interviste che tutto inizia proprio così, da due personaggi che si delineano nella sua mente e che poi lei fa interagire. Questa visione personaggiocentrica però rischia di oscurare una delle caratteristiche più vistose che Intermezzo porta sulla pagina: il suo essere un romanzo di stile, di lingua, in dialogo serrato con la letteratura precedente. Un romanzo che fa il romanzo, in cui la tendenza metaletteraria di Dove sei, mondo bello (2021: Einaudi, 2022) che si coglieva più che altro nella forma, nella struttura, che si rendeva visibile nei capitoli epistolari che puntellavano il libro, qui si discioglie nella scrittura stessa, la permea e la muove, rendendosi esplicita solo nella nota al testo finale in cui, meticolosamente, viene dato conto di tutte le citazioni dirette e indirette che si mescolano nella pagina.

Intermezzo non è certo un libro di trama, che infatti è piuttosto scarna, e si muove non tanto linearmente quanto a cerchi concentrici, dando l’idea di ristagno e amplificazione più che di progressione: due fratelli, Peter e Ivan, si confrontano con il lutto per la perdita del padre, con la nascita di nuove relazioni, con la trasformazione di relazioni passate. È tutto sulla pagina dal primo momento: Peter che ama Naomi, una ventenne con cui intreccia una relazione inizialmente basata sullo scambio di denaro, ma anche Sylvia, la sua compagna di una vita che è rimasta vittima di un incidente misterioso (Rooney non dà spiegazioni) che le causa dolori cronici, e che cerca di gestire la moltiplicazione dell’amore, Ivan che ama Margaret e Margaret ama Ivan e la differenza di età tra di loro che pare talvolta uno scherzo, talvolta una questione insormontabile. Non è un libro di trama ma di movimenti, e qui la metafora della scacchiera è abusata eppure pertinente, consapevolmente intavolata da Rooney stessa, che sposta i suoi personaggi come pezzi in una partita, dando vita a un testo a quattro voci che si rimpallano: Ivan e Peter, Sylvia e Margaret, la narrazione si muove appoggiandosi di volta in volta sui loro punti di vista, mentre quello di Naomi rimane un po’ più fuori, eccentrico rispetto agli altri (forse anche in ragione del fatto che il personaggio di questa ventenne sempre in cerca di denaro che vende foto hot per soldi è anche il personaggio più lontano dal sistema dei personaggi di Rooney? Il più nuovo, il più fresco).

Ivan e Margaret, Peter e Sylvia, Peter e Naomi, Ivan e Peter, Naomi e Sylvia, Margaret e Peter: parlano. Litigano, conversano, fanno l’amore, discutono d’amore. Si scambiano messaggi al telefono, si chiamano, bloccano i rispettivi numeri per impedire di essere contattati, di essere raggiunti. Nello spazio creato dalla conversazione, in questa intercapedine tra un momento e un altro della vita dei personaggi (che è anche uno spazio di raccoglimento, uno spazio di pensiero per chi legge) entrano l’amore, il lutto, la maschilità, una certa idea di famiglia, una certa idea di casa: entrano i discorsi sull’abitare, sull’eredità, sulla definizione di una genealogia. Non sono dei temi, e questo è un altro abbaglio che si potrebbe rischiare di prendere rispetto alla narrativa di Sally Rooney: la contemporaneità tutta non entra come tema nei suoi romanzi, ma come soggetto. Dà loro forma: quella di un discorso, un corridoio da attraversare, un intermezzo appunto. In questo spazio di tempo, tra una cosa e l’altra, un mondo e l’altro, accade il romanzo.

gabrielladallago@gmail.com
G. Dal Lago è scrittrice