Per mangiatori di storie di ogni età
di Beatrice Sciarrillo
Donatella Di Pietrantonio
Lucciole, squaletti e un po’ di pastina
Illustrazioni di Andrea Tarella,
pp. 128, € 18,90,
Salani, Milano 2025
All’interno di un immenso supermercato, aperto ventiquattro ore su ventiquattro, e ramificato in infinite e trafficate corsie, illuminate da una luce bianca che piove dall’alto, trascorre il suo tempo una scatola di pastina. Un parallelepipedo multicolore – rosso, azzurro, arancione, verde, bianco, giallo – con la scritta ABICì ben in vista.
Se l’esterno è scintillante di luce e abbagliante – non solo durante il giorno, ma anche di notte – l’interno della scatola è avvolto dalle tenebre e così, avvolte dalle tenebre, sono tutte le letterine di semola di grano duro. In attesa di essere afferrate da mano umana, trasportate in un carrello, trascinate sul nastro di una cassa automatica per poi venire gettate tra le bolle di una pentola d’acqua, le letterine di semola vincono, attraverso il gioco, la noia della staticità. Proposto chissà da quale letterina, l’ultimo gioco consiste nel toccarsi a vicenda e unirsi per costruire una vera e propria storia.
Comincia così una delle sette storie che compongono Lucciole, squaletti e un po’ di pastina (Salani, 2025), l’esordio nella narrativa per l’infanzia di Donatella Di Pietrantonio, scrittrice che ha vinto il Premio Strega 2024 con il romanzo L’età fragile (Einaudi). Ad accompagnamento delle sue parole, le illustrazioni acquarellate di Andrea Tarella, artista attivo nel mondo della moda, la cui opera dimostra un’attenzione naturalistica per l’universo degli animali che sono i grandi protagonisti di questo libro illustrato: dalle lattee pecorelle dai musi lunghi e gli occhi tristi alla meravigliosa civetta dal piumaggio punteggiato di stelle.
E che dire del piccolo topo, dalla pancia bianca e il mantello marrone, unico animale a far la sua comparsa nella storia delle letterine di semola dura? Sarà forse questo topolino, si chiede il guardiano, a disturbare la quiete notturna delle deserte corsie del supermercato? O sarà invece un ladro, o forse un fantasma? Non ci pensa neanche, l’allarmato e ingenuo custode, che tutto questo caos possa provenire dall’interno di una scatola di pastina dove le letterine di semola, legandosi l’una all’altra e sacrificando quelle “disoccupate” come la Q, stanno dando vita a virgole, apostrofi e accenti.
Il gioco delle storie prosegue fino al giorno in cui la scatola viene agguantata da un bambino che, dapprima indeciso tra stelline e letterine, opta poi per quest’ultime. Dalla corsia di un supermercato, il pacchetto va a finire in una dispensa domestica finché, unite l’una all’altra, le letterine volano giù, nell’acqua bollente e, una volta scolate, scivolano sul fondale di un grande piatto su cui nevicano fini scaglie di parmigiano. Allargando la bocca per ricevere il cucchiaio materno, il bambino mangia, letterina dopo letterina, parola dopo parola, frase dopo frase, tutta la storia. Non c’è da stupirsi, scrive Di Pietrantonio se, una volta adulto, il bambino mangiatore di storie diverrà scrittore.
Letterine “curiose della vita” così come le stelle celesti, protagoniste della prima storia del libro che, penetrando nelle “molli pancette color ambra” di orride mosche verdi, danno vita a una nuova specie animale: le lucciole. Di quest’ultime, le più coraggiose rinunciano all’eternità celeste e si fanno mortali con il fine di sorvolare i prati e osservare, da vicino, l’umanità e i suoi occhi sgranati.
Lungi dal voler trovare una “morale” comune alle sette storie del libro, è bene sottolineare come, da parte di ogni creatura vivente, e non, emerga una chiara volontà di vita e di gioco, una scoppiettante curiosità verso un mondo nuovo e lontano, un’intensa necessità di movimento per non andare incontro alla morte – pensiamo al gregge di nuvole sorelle che non può permettersi di interrompere il proprio viaggio aereo perché altrimenti morirebbe piovendo a terra.
Con parole semplici, adatte ai più piccoli, Di Pietrantonio parla di temi importanti come l’amore – la vicenda del campanile invaghitosi follemente di una nuvola – e la morte – il piccolo Tommaso, costretto a prendere atto della vecchiaia e dell’imminente morte dell’albero di prugne che chiede di essere tagliato per non oscurare, con la vetusta ombra, le neonate pianticelle che stanno crescendo nel giardino. Come nei suoi romanzi, anche in queste storie per l’infanzia, la scrittura di Di Pietrantonio è essenziale e misurata, sebbene arricchita da una nuova liricità e da melodiose figure retoriche – le nuvole “creme di luce”.
Dopo una lunga esperienza come dentista pediatrica, Donatella Di Pietrantonio saluta i suoi piccoli pazienti, ma anche le sue lettrici e lettori adulti, con una raccolta di storie in cui l’essere umano fa una brevissima comparsa per lasciare spazio a un universo abitato da piante e animali, non ultimo il piccolo squaletto, di nome Pasquale che, in un mare di pesci, opta per una scelta vegetariana!
beatrice.sciarillo17@gmail.com
B. Sciarrillo è scrittrice