IN QUESTA RECENSIONE
Chiuso per noia
Adelphi, Milano, 2025
Ennio Flaiano
Cinema
Letture oblique della sala buia
diFrancesca Cantore
Le recensioni sono per lo più oggetti di consumo immediato, scritte per il presente: si leggono sul giornale del mattino, si buttano via la sera. Ma può accadere che, raccolte in volume, vivano una seconda vita e acquistino una funzione diversa, diventando spia di un’epoca, dell’ideologia di una rivista, del pensiero critico di un intellettuale come Ennio Flaiano. Queste operazioni hanno spesso l’effetto di produrre uno scarto tra il giudizio dell’epoca e la storia poi sedimentata. Nel 1939 Flaiano scrive di Totò, al suo secondo film, che “riconferma la sua impossibilità di essere attore”, condannato a restare “soltanto un macchiettista”. Lo riabiliterà quasi trent’anni dopo. Quarto potere è “barocco, truculento, di alta e inutile precisione”. Di Via col vento dice che “dura quattro ore ed è un film fiume, poco adatto alla navigazione”. Di
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