Luglio/Agosto 2010 Bright Star di Jane Campion, con Abbie Cornish, Ben Whishaw, Paul Schneider, Gran Bretagna-Australia-Francia 2009
Quando la vita insegna di Massimo Quaglia Presentato in concorso al Festival di Cannes 2009 e annunciato in arrivo sugli schermi italiani da mesi (per la precisione dallo scorso settembre), approda finalmente anche da noi l’ultima fatica di Jane Campion. Il continuo slittamento in avanti della data di uscita sembra un chiaro indice della scarsa fiducia da parte della casa di distribuzione (01) nelle effettive potenzialità commerciali della pellicola. Timori inspiegabili per almeno un paio di validi motivi. Da un lato perché Bright Star rappresenta un prodotto d’essai, di nicchia, che, pur non ponendosi logicamente l’obiettivo di competere con gli incassi dei cosiddetti blockbuster, può tuttavia contare, proprio in quanto tale, su uno zoccolo duro di spettatori cinefili. Certo è che la collocazione alla conclusione della stagione non favorisce il conseguimento di un risultato soddisfacente al botteghino. Normali regole di mercato di cui però bisogna essere pienamente consapevoli, soprattutto quando ci si occupa di un’attività così complessa e delicata come la diffusione del cinema di qualità. E poi, fattore di non secondaria importanza, poiché si tratta di un ottimo lavoro, che non deluderà sicuramente i numerosi fan dell’autrice neozelandese, in astinenza da ormai sei anni (In the Cut, 2003), e, anzi, incrementerà senza ombra di dubbio la loro schiera di nuovi, entusiasti adepti.
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Maggio 2010 Alice in Wonderland di Tim Burton, con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Stati Uniti 2010 Femminista fiabesca di Massimo Quaglia La differenza che salta immediatamente all’occhio tra l’Alice di Lewis Carroll e quella di Tim Burton è di tipo anagrafico: la protagonista dei romanzi – Alice’s Adventures in Wonderland (1865) e Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (1871) – dello scrittore inglese è infatti una bambina, mentre il personaggio messo in scena dal regista americano trapiantato a Londra è una giovane sulla soglia dei vent’anni. Uno slittamento in avanti che consente al cineasta di trasformare un classico della letteratura per l’infanzia in una storia di emancipazione femminile. La cui eroina, crescendo, sembra aver sviluppato molti aspetti caratteriali già presenti nell’archetipo, innanzitutto la totale insofferenza nei confronti delle regole costituite della società, in particolar modo se dettate da logiche di genere. La sua caduta nel Mondo di Sotto (Underworld era il termine adottato nella prima stesura del racconto) è conseguente al tentativo di sottrarsi a un matrimonio combinato e ai rigidi ruoli a esso correlati. Tale inedita direzione narrativa scaturisce, guarda caso, dalla mente di una donna, la sceneggiatrice Linda Woolverton.
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Aprile 2010 La bocca del lupo di Pietro Marcello, con Vincenzo Motta,Mary Monaco, Italia 2009
Documentario non documentario di Francesco Pettinari Dopo il trionfo del cinema italiano al Festival di Cannes edizione 2008, con Gomorra di Matteo Garrone e Il divo di Paolo Sorrentino, la prospettiva di una nuova stagione d’oro del cinema d’autore italiano non si è verificata, se si escludono piccole rivelazioni quali Pranzo di ferragosto di Gianni di Gregorio e Mare nero di Federico Bondi, o, sul fronte degli autori già affermati, un film come Vincere di Marco Bellocchio o la riconferma del talento di Giorgio Diritti con L’uomo che verrà. Ci è voluta la ventisettesima edizione del Torino Film Festival, dove il neodirettore Gianni Amelio ha invitato nel concorso dei lungometraggi ben due registi italiani, e dove, per la prima volta nella storia della kermesse torinese, un film italiano ha vinto il Gran premio, assegnatogli dalla giuria presieduta da Sandro Petraglia, e il Fipresci della critica: è La bocca del lupo di Pietro Marcello. Ora il film esce nelle sale, seppure in un numero di copie assai limitato, distribuito da Bim, mentre, dopo aver vinto già altri riconoscimenti, è passato alla Berlinale 2010, nella sezione Forum, e ha guadagnato altri due riconoscimenti: il Caligari Filmpreis e il Teddy Award per le tematiche omosessuali. Nonostante la giovane età, il nome di Pietro Marcello, trentaquattrenne di Caserta, non è nuovo per il pubblico dei cinefili: si era rivelato alla Mostra del cinema di Venezia del 2007 che aveva ospitato negli Orizzonti il suo documentario Il passaggio della linea, un’opera che invita lo spettatore a prendere parte a un viaggio notturno sui treni provinciali su è giù per l’Italia, anche quello pluripremiato.
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Marzo 2010 Avatar di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stati Uniti 2009
Impianto da fiaba per ecologismo di frontiera
di Gianni Rondolino Che dire ancora di questo film straordinario (nel senso di fuori dell’ordinario) dopo tutto quello che è stato detto e scritto, e dopo il successo di pubblico (e spesso anche di critica) che l’ha consacrato come il più visto dell’intera storia del cinema? Forse si potrebbe cominciare, da un lato, citando la biologa Carol Kaesuk Yoon e il suo apprezzamento, dall’altro Italo Calvino e le sue considerazioni sulla fiaba. La prima, sulle colonne del “New York Times” del 19 gennaio, ha sostenuto che James Cameron è riuscito a far vedere al pubblico gli organismi viventi nel pianeta Pandora proprio come li avrebbero visti i biologi. Non solo, ma costoro, abituati a catalogare e nominare gli esseri viventi sulla terra, oltre a subire l’intero mondo, possono ora, grazie a lui, trovarvi anche del diletto. Infine, come lei stessa aveva avuto occasione di scrivere in Naming Nature (W. W. Norton, New York 2009), il film invita i lettori, in questo caso gli spettatori, “a uscire fuori nel mondo, osservare la vita e trovare l’ordine nel mondo vivente che li circonda”.
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