Di partiti ed editori e presidi di qualità
Dove abito io, il mercato c’è ogni giovedì mattina. Decine di bancarelle. Tutte uguali. Tutto ruota intorno al mercato: Orari, posteggi, ronde dei vigili, conti in tasca, caffè nei bar, code alle poste. Sotto elezioni, i partiti piazzano gli stand in mezzo al mercato. Se facessero il mercato ogni giorno la situazione sarebbe insostenibile. Per fortuna è solo il giovedì; ma io abito in provincia.
Il mercato è tutto, ha preso tutto, controlla tutto. Non da ieri, e nemmeno dall’altro ieri. È la forma soggiacente. La regola. Bisogna vendere. E consumare.
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Franco Pezzini
Il boom editoriale di romanzi storici
Ormai da qualche anno, chi frequenti la sezione romanzi storici di qualunque libreria (in quelle grandi è ancora più evidente) sa di poter contare su una scelta ricchissima di avventure ambientate nella Roma antica. E molto spesso in quella di età imperiale, anche se con netto smarcamento dall’eredità dei classici alla Quo vadis? – la solita dialettica pagani/cristiani tanto amata a Hollywood – come dei sandaloni casarecci. Quasi che il cesarismo da (basso) impero dell’ultimo ventennio, la crisi di valori civili e quella economica travolgente provochino a confrontarsi con quel lontano passato: e del resto la messa in scena tra eccessi, incubi e inconfessati desideri di un mondo decadente, in travaglio politico e sociale e sessualmente disinibito, rappresenta per il romanziere, specie quello popolare, una palestra molto promettente.
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Carlo Ginzburg
Che cosa gli storici possono imparare da una narrazione sui generis come la Recherche
Lessi per la prima volta la Recherche in francese, tra il 1959 e il 1960, nell’edizione in tre volumi della Pléiade, curati da Pierre Clarac e André Ferré (ho imparato il francese leggendo Proust e Baudelaire). E tuttavia l’esistenza della traduzione di mia madre (che ho letto molto più tardi) ha fatto sì che il francese si sia configurato per me, subito, dal punto di vista affettivo, come una specie di lingua materna: e tale è rimasta, al di là della competenza raggiunta. (In confronto l’inglese, che pure ho usato più spesso, è per me una lingua infinitamente più povera di connotazioni emotive).
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Vincenzo Barone
Il bosone di Higgs molto poco divino
Raramente, prima del 4 luglio 2012, un evento di scienza fondamentale aveva avuto una tale risonanza mediatica. Quel giorno, al Cern di Ginevra, i coordinatori di due degli esperimenti del Lhc (Large Hadron Collider, il più grande e potente acceleratore di particelle del mondo), l’americano Joe Incandela e l’italiana Fabiola Gianotti, annunciarono un risultato che i fisici attendevano da decenni: la scoperta di una particella chiamata “bosone di Higgs”. La notizia fu rilanciata subito, con enorme risalto, dai media di tutto il pianeta e rese improvvisamente famoso il mite e riservato Peter Higgs, l’ottuagenario fisico scozzese che ben quarantotto anni prima aveva predetto teoricamente l’esistenza del bosone (sulle circostanze di questa predizione è interessante la testimonianza dello stesso Higgs, raccolta da Vittorio Del Duca per la rivista “Asimmetrie”, 2009, n. 8, Un tè con Peter Higgs, www.asimmetrie.it).
Add a comment Add a commentLa storia di un best seller ambientalista
C’è un libro scritto quarant’anni fa in un clima di grande fermento intellettuale e ottimismo. Un libro che ha posto le basi per un modo diverso di intendere lo sviluppo e che ha richiamato l’attenzione internazionale di governi e cittadini ma che purtroppo non ha inciso come avrebbe voluto: a quasi mezzo secolo di distanza quella riflessione è rimasta inascoltata.
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Umberto Mosca
Il grande Gatsby di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio,Tobey Maguire, Carey Mulligan, Stati Uniti, 2013
Se si vuole avere un breve saggio dell’arte di Baz Luhrmann basta andare a rivedere i titoli di testa dello straordinario Romeo + Juliet di William Shakespeare, dove la velocità del lettering è la geniale soluzione di linguaggio attraverso cui si restituisce con potenza ed efficacia il carattere più profondo della scrittura shakespeariana. Quell’inafferrabile velocità della dimensione poetica costituisce anche l’irresistibile strumento di un appeal vertiginosamente popolare prodotto dal film. Annullando secoli di convenzioni legate alla collocazione nel tempo del dramma di Shakespeare, il geniale artista australiano riusciva a trasformare la storia d’amore più conosciuta di sempre in un’imprescindibile esperienza audiovisiva per gli adolescenti di mezzo mondo, obiettivo ineludibile per gli strali dei cinefili, letteralmente disgustati dallo stile eccessivo e postmoderno del film e, all’epoca, ancora molto certi riguardo al presunto scarso talento di Leonardo Di Caprio.
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